Il Potere delle Relazioni

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IL POTERE DELLE RELAZIONI:
LE DINAMICHE DEL CAMPO TRA LE PERSONE
ED IL DIALOGO SILENZIOSO

di Luca Ferretti
www.trasformazioneconsapevole.it

Attraverso i miei scritti confido di poter contribuire a quella che è la conoscenza delle dinamiche all'interno del nostro Campo informativo-energetico.
Molto di più riesco a stimolare negli incontri nei quali quello che può essere un concetto diventa una realtà pratica molto evidente ed efficace, al fine di poter compiere un passaggio che conduca ad un più ampio Benessere.
Mi sono però soffermato poco, negli scritti, su alcune dinamiche che le relazioni tra le persone creano ed il lavorare con le persone mi ha molto aiutato a percepirle e comprenderle meglio che in passato. Seppur questo aspetto è sviluppato in maniera più ampia nelle esperienze, in questo articolo voglio fornirvi alcuni spunti di riflessione e sperimentazione.

LE RELAZIONI E LA SINCRONICITA'
Incontrare un'altra persona significa estendere la nostra consapevolezza verso un nuovo mondo. Questo è vero sia in senso metaforico che letterale poiché ogni persona costruisce letteralmente il mondo del quale fa esperienza. La costruzione avviene su piani non totalmente consapevoli ed attraverso l'esperienza è possibile portare a consapevolezza sempre più ampia parte di quegli aspetti che sfuggono ad un primo esame. Molta della ricerca attuale volta all'applicazione delle facoltà umane, conosciute e meno conosciute, sta considerando in vario modo quanta influenza abbiamo sulla materia e su quanto accade “attorno a noi”. Alcuni arrivano al punto di includere l'esterno nell'interno operando una eccessiva presa di potere che può creare squilibrio. Molti però, al momento attuale credo la maggioranza, ritengono l'esterno slegato da ciò che sono “i moti interiori” e che, quindi, è possibile ricondurre alla esclusiva responsabilità altrui ciò che sperimentiamo direttamente.
Una presa di responsabilità si trasmuta, invece, in una riacquisizione del proprio potere che altrimenti abbiamo delegato a qualcosa che è al di fuori di noi. Siamo connessi tutti gli uni agli altri ed in maniera sottile ma profonda siamo connessi ad ogni elemento della nostra esistenza. Cambiando il nostro stato di coscienza, accogliendo un livello di consapevolezza maggiore e più evoluto, permettiamo che il mondo nel quale facciamo esperienza possa modificarsi. Non si può estendere, in questo ambito, il principio di causa-effetto poiché le situazioni sono molto diversificate e il cambiamento della nostra coscienza (in alcuni circoli e gruppi si parla di cambio di frequenza) produce istantaneamente un effetto nel presente, nel passato e nel futuro. Ciò significa che ciò che noi siamo, il nostro Essere che si manifesta consciamente ed inconsapevolmente, espande la sua onda di influenza su tutto ciò che è, trascendendo i limiti di quello che è uno sviluppo lineare e che è accettato dalla ordinaria visione della vita. Questo modo di concepire la nostra influenza, come onda in espansione dentro e fuori lo spazio-tempo e nelle varie dimensioni, permette di vedere in una nuova luce i fenomeni di sincronicità, cioè quegli eventi significativi che ci accadono e che non sono prodotti da fattori causali. Un esempio semplice può essere quando in una situazione nella quale sia alla ricerca di un nuovo lavoro, sento fondamentale seguire ciò che amo fare. Difatti posso trovare nuovi potenziali da sperimentare ed una nuova attività remunerativa anche in ambienti sociali nei quali non avrei immaginato di trovare risposta e dove, però, grazie ad incontri ed eventi “speciali” posso giungere a creare una nuova realtà lavorativa. Non è una questione di come ricerco poiché è possibile che la mia ricerca consapevole sia orientata in altra direzione. E' piuttosto una confluenza di eventi che permettono di realizzare una nuova esperienza che sia in sintonia con il mio nuovo stato di coscienza. Poiché sono orientato a ciò che amo, questo crea qualcosa che produce un effetto nel reale. E' possibile che la soluzione, quindi, emerga da “un'agenzia del lavoro” ma è altrettanto possibile che essa venga alla luce in una cordiale chiacchierata con uno sconosciuto al bar. Alcuni la chiamerebbero casualità, fortuna o destino mentre ora possiamo includere questo tipo di manifestazione in ciò che è il nostro potere in azione. Potere che si plasma e si esprime attraverso ciò che noi siamo e lo stato di coscienza che viviamo: se il potere, ciò che siamo, è la fonte luminosa il nostro stato di coscienza è la lente attraverso il quale questa luce passa per rendersi visibile.

Cos'è una relazione? Quanto di noi fluisce nella realtà dell'altro e viceversa? Abbiamo sperimentato ampiamente cosa siano la menzogna e le false apparenze, vivendo spesso delle ferite nello scoprire che ciò che era stato creato in una relazione era poggiato su una illusione od un fraintendimento se non su una vera e propria costruzione fasulla. Altre volte abbiamo invece conosciuto la limpidezza e la coerenza di rapporti che ci hanno sostenuto e fatto crescere nell'armonia. Suggerisco però di compiere un passo successivo per andare oltre il limite di quanto consapevole e di quanto già conosciamo.

LA COMUNICAZIONE SILENZIOSA
Al di là di quanto comunichiamo verbalmente ed anche non verbalmente attraverso il corpo, sappiamo che vi è una comunicazione emozionale e del pensiero che se vi portiamo attenzione ha una grande importanza nei nostri rapporti. L'emozionale ed il pensiero, però, non sono le uniche dimensioni non visibili che entrano in gioco ma vi è qualcosa di ancora più ampio. Per dare una immagine semplice, imperfetta ma che può accompagnarci in questa riflessione pensate ad un suono che incontra un altro suono o, visivamente, una sfera che vada ad intersecare un'altra sfera. I nostri campi personali, o meglio nella loro dimensione che possiamo chiamare personale, entrano in contatto e si sovrappongono. Nel caso dei due suoni potremmo sentire una loro combinazione e nel caso delle sfere potremmo vedere una zona che diviene comune. In questo spazio di coesistenza accadono processi di trasmissione che possono modificare i soggetti che sono in relazione. Questa modifica non vuole intendere che vi sia una persona che cambia l'altra, poiché questa è una vecchia visione che oramai sta lasciando spazio ad altre ben più evolute, ma piuttosto che assieme e nell'unione delle reciproche singolarità si crea una comunione che ha dei potenziali superiori a quelli di partenza. Cosa intendo per potenziale superiore? Dal mio punto di vista ritengo che ognuno di noi possa immergersi in sé stesso e trovare tutto quanto di cui ha bisogno ma è innegabile che nel contatto con gli altri si ha una facilitazione in certi processi, in mancanza di un pieno e chiaro contatto consapevole con il proprio Sé. In alcuni ambiti diciamo che l'altro rispecchia noi stessi, nel bello e nel brutto, nei pregi e nei difetti. Ma cosa si intende per “rispecchiare”? L'altro manifesta nel mio mondo aspetti che io stesso non voglio percepire di me ed offre il grande servizio di poter far emergere a consapevolezza i miei lati ombra od i miei lati luminosi. Se ci spostiamo dalla dualità luce/ombra possiamo anche dire che attraverso il contatto con gli altri posso percepire i tanti colori della mia stessa esistenza. Ciò avviene perchè in qualche maniera vi è una corrispondenza. Questa corrispondenza non è sempre accettata e quindi non viene notata ma nel momento in cui ci assumiamo la responsabilità di crescere e sperimentare un maggior benessere, osserviamo ed accettiamo che l'intero universo tramite le persone che incontriamo ci stia parlando, descrivendo e stimolando. Questo fenomeno dello specchio, che molti conoscono ed utilizzano quale valido strumento di crescita, ci porta ad intravedere molto altro.

SPECCHIO, COMPRESENZA, COCREAZIONE
Il fenomeno dello specchio è in relazione con il “vedere” nella sua più ampia accezione: mi accorgo che l'altro mi fa da specchio quando riesco a superare la separazione che nella mia mente esiste tra me e lui, accorgendomi così che la persona che ho di fronte sta mostrandomi un aspetto di me stesso.
Se questo avviene significa che in qualche modo le nostre vite si sono incontrate e che vi è un fenomeno di essere presenti reciprocamente. Questa presenza non è solo nelle relazioni nelle quali conosciamo fisicamente il nostro specchio ma anche quando osserviamo un comportamento di una persona “a distanza” senza un rapporto diretto. Però è certo che siamo entrati l'uno nella vita dell'altro. Si potrebbe opporre che colui che è osservato non è consapevole di noi ma se ci pensiamo bene e se osserviamo cosa accade egli ha comunque degli effetti nella propria vita. Quanta forza offre il semplice fatto di essere considerati da altri, nel “bene e nel male”? Perchè tante persone puntano alla notorietà? Cosa accade a livello sottile e non visibile quando una persona acquisisce una visibilità agli altri? Poiché ognuno di noi è un centro di attenzione cosciente si può dire che quantomeno sia un amplificatore se non attore diretto di una serie di conseguenze sul piano materiale. Certamente il comperare un cd creato da un musicista produce una serie di conseguenze pratiche ma anche la semplice notorietà, slegata da qualsiasi altro aspetto economico, permette a colui che è oggetto di tale attenzione di disporre di una maggiore forza. Attraverso la nostra attenzione trasferiamo qualcosa all'altro che alcuni potrebbero semplificare con la parola “energia” ma  dal mio punto di vista possiamo anche chiamarlo come potenziale amplificato. Cos'è un potenziale? Potremmo definirlo come una situazione non attuata e realizzata al momento presente ma che è possibile a livello ipotetico e se consideriamo lo sviluppo che può esserci nel futuro. In base al nostro stato possiamo accedere a potenziali diversi e per stato non intendo solo quello materiale ma anche interiore. Un diverso atteggiamento interiore, fatto anche di pensieri e di emozioni, ci permette di aumentare la nostra capacità di spostarci in una linea di eventi e di sincronicità che ci porti a sperimentare una realtà migliore rispetto a colui o colei che nutre pensieri e sentimenti autodistruttivi e distruttivi. Troverete in questa affermazione/ipotesi una parafrasi di molti insegnamenti che forse avete appreso da altre fonti o che sentite in voi. Se da un punto di vista più superficiale potremmo dire che l'essere di “buonumore” ci aiuta a cogliere le migliori opportunità, la realtà più ampia può suggerirci che la componente emozionale è uno degli aspetti di uno stato interiore di coscienza che punta a creare una migliore realizzazione nella pratica. Sappiamo anche come sia importante nutrire certi pensieri rispetto ad altri al fine di poter vivere i propri sogni ma che non basta. Altri elementi vanno ricercati nelle dinamiche nelle quali il singolo si inserisce. La possibilità di realizzare qualcosa che ci soddisfi maggiormente non risiede solo nel singolo ma anche nelle forze che vengono messe nel campo grazie ai contatti con altri centri di coscienza ed attenzione, cioè le altre persone.

SIAMO AUTONOMI ALL'INTERNO DI UNA VASTA RETE DI RELAZIONI
Rimanendo consapevoli del fatto che ognuno di noi è in relazione con altri, anche se non li frequenta personalmente ed anche se per ipotesi sia isolato su un monte, la nostra autonomia può affermarsi in certi aspetti ma non può mai dirsi piena. Vi è una connessione in quanto esseri umani che non può essere negata. Ulteriormente a questo possiamo sentire in noi quanto siamo collegati a cose, luoghi e persino altre dimensioni di esistenza che non possono dirsi umane. Le più semplici da individuare rientrano nell'ambiente naturale, come le piante e gli animali, ma c'è molto di più. Queste relazione, dei più diversi tipi, consapevoli ed inconsapevoli contribuiscono al nostro specifico orizzonte di vita. Quanti più elementi di ricchezza (parola usata nel suo valore più ampio) inseriamo nella nostra consapevolezza e tanto più ampio sarà il nostro orizzonte e la possibilità di vivere un potenziale più favorevole. La ricerca del contatto degli altri, innata e presente in ognuno di noi, è in realtà la ricerca di riportare a consapevolezza elementi che abbiamo dimenticato o che non abbiamo ancora acquisito da soli. Per far questo è chiaro che sia utile un dialogo verbale ma è esperienza comune che anche la semplice presenza e condivisione fa fluire una serie di informazioni direttamente nel nostro subcosciente che poi ci riporta e fa riemergere nuovi elementi nella nostra coscienza. Ecco perchè nei gruppi si ha la possibilità di crescita accelerata a patto di rimanere liberi dai vincoli che il gruppo può avere in sé.
I campi informativi quindi comunicano tra loro e si scambiano elementi che poi confluiscono nella specifica personalità, nel prisma dal quale vediamo e sperimentiamo la vita, offrendo dei cambiamenti, delle intuizioni e delle abilità che si rafforzano.
In parole più semplici: quando si crea una relazione di gruppo è importante considerare come ognuno contribuisce a quella dinamica.

LEADER E CATALIZZATORI, USO E CONDIVISIONE
All'interno dei gruppi siamo abituati ad individuare le figure del leader. Queste persone riescono ad attirare le attenzioni degli altri e beneficiare della forza che il gruppo può dare in diverso modo, pratico e sottile. Difatti quando due o più persone si incontrano creano qualcosa che è la somma delle singole forze individuali. Questo qualcosa può indurre nella consapevolezza delle persone coinvolte nuove potenzialità e capacità. Il contatto tra due o più persone permette la confluenza di informazioni ed energie che possono essere di nutrimento e stimolo a tutti gli elementi del sistema che si è creato. Se ci sono sentimenti ed atteggiamenti adeguati questa confluenza di energie ed informazioni vanno ad alimentare un passaggio evolutivo di tutti i componenti. Come ho detto si può immaginare che l'altro faccia da specchio a colui che interagisce con esso e viceversa. Questo rispecchiarsi reciproco permette, se accolto, un salto di evoluzione per entrambi poichè assieme si può raggiungere un'armonia maggiore. Spesso però questo non accade perchè si ritiene che il leader sia superiore agli altri per capacità o valore. In questo caso questa persona si trova a beneficiare di un appoggio da parte degli altri che però non è poi in uno stato di equilibrio e di crescita per tutti gli elementi della relazione. Colui che “segue” un leader delega parte del proprio potere creativo all'altro e si preclude la possibilità di un più ampio benessere. Questo non equilibrio ottimale viene percepito, anche se non consapevolmente, e spesso si finisce per alimentare delle dinamiche di lotta che portano a combattere il leader per occuparne il posto: si sta lottando per l'attenzione degli altri e per raggiungere un miglior potenziale personale. Ciò però non è la strategia migliore attuabile poiché questa lotta impedisce a chi è stato considerato leader di evolvere ulteriormente bloccando, altresì, gli appartenenti del gruppo in dinamiche di lotta reciproca.

Negli incontri per me è fondamentale evidenziare come nel gruppo ognuno offra il proprio contributo che è essenziale per quanto si sperimenta. In effetti non considero me stesso un leader quanto un catalizzatore ma l'essere tale è patrimonio e possibilità di tutti. Inoltre mentre diversi leader non sempre riescono a cooperare nei gruppi e si assestano in posizioni piramidali e gerarchiche, di catalizzatori all'interno di un gruppo se ne possono avere una infinità senza che si crei squilibrio. Difatti ognuno di noi è un catalizzatore degli eventi e del processo dello sviluppo della vita quindi il riconoscerlo non fa altro che enfatizzare questa capacità. Si arriva ad un equilibrio che non è piramidale e gerarchico bensì di condivisione, cooperazione che può richiamare un sistema di network in cui ogni elemento contribuisce al processo generato dal collettivo.

COSA ACCADE A CHI VIENE RICONOSCUTO COME LEADER E COME PASSARE AL SISTEMA DI CONDIVISIONE
Per come siamo abituati spesso una persona che riveste la mia funzione (in corsi, seminari, gruppi, conferenze) viene identificata come una figura di riferimento. Questo è un passaggio iniziale del quale sono consapevole e del quale conosco la transitorietà. Nelle serate e nei gruppi ciò che faccio a livello palese ma anche multidimensionale è rispecchiare la Bellezza dell'altro. Con questa frase “artistica” praticamente faccio notare quanto potere la persona abbia e di come stia alimentando in me un processo che mi vede usare risorse più ampie di quelle personali. Quella forza in più, quelle risorse che uso non sono mie e quindi evito di pensarmi superiore agli altri. Quelle risorse emergono dalla congiunzione dei nostri campi individuali che confluiscono in un sistema più ampio che può ricevere stimoli maggiori. Quando si sviluppa un lavoro pratico di crescita attraverso lavori quali la meditazione o l'uso del Campo (come viene da me proposto ma vi sono tanti diversi sistemi) gli individui che fanno parte del gruppo, attraverso la base di sostegno e stimolo che si è creato assieme, possono compiere un salto ad un nuovo stato personale che poi diviene stabile, acquisito e che produce effetti positivi nel quotidiano. Se da piccoli avete mai scalato una staccionata od una rete di recinzione, avrete spesso sperimentato come l'aiuto di un altro permetteva di superarla. Se usiamo questo esempio per capire come la staccionata sia il livello massimo raggiungibile in quel momento dai singoli, l'aiuto degli altri ci permette di accedere a ciò che è oltre. Per fare questo in maniera più limpida e per evitare fenomeni di attaccamento e dinamiche di lotte, suggerisco a tutti coloro che lavorano nei gruppi di riconoscersi come catalizzatori e specchi degli altri, evitando di arrogarsi il potere che gli altri esprimono. E' un consiglio di igiene mentale ed emozionale che permette una grande crescita.

AL PROSSIMO PASSAGGIO
L'articolo si è sviluppato molto...per ora concludo qui e riprenderò l'argomento con più ampiezza in seguito: vi ringrazio di essere giunti sino a qui! Confido di aver offerto alcuni stimoli per salire assieme quella staccionata!

Luca Ferretti

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