Benessere

Benessere (69)

Il raggiungimento del benessere psico-fisico e il miglioramento della qualità della vita si ottengono attraverso la ricerca dell’armonia con sé stessi e con l’ambiente.

Scuola di RespiroQuando mi presento e parlo del mio lavoro (ho una Scuola di Respiro, in cui insegno alle persone a respirare), mi capita molto spesso di sentire i commenti di alcune persone che dicono "Una scuola per imparare a respirare? Che sciocchezza, io respiro da quando sono nato!"

Scuola di RespiroOttenere un benessere immediato e duraturo? Guarire da mali che ci perseguitano da mesi, forse da anni, senza dover ricorrere a medicine o terapie invasive? Si può... con le coccole! Acqua calda, respiro, tenerezza e massaggi per sciogliere stress e tensioni, dolori articolari e blocchi emozionali.
A volte, dopo una brutta giornata, basta un incontro, una carezza, un abbraccio, per farci cambiare completamente stato d'animo. Dalla stanchezza alla gioia, dallo stress all'entusiasmo. Maggiore rilassatezza e più sicurezza. Di solito, però, non è così facile trovare sempre la persona disponibile a farlo, magari perché è impegnata, o perché anche essa ha le sue storie, e poi non è detto che il tempo che può dedicarti sia tutto quello che vorresti. Senza contare che ci è stato insegnato che le coccole sono roba da bambini ed ormai tu sei grande e non puoi più pretendere questo. Ora, prova ad immaginare gli effetti benefici di una carezza, di un abbraccio o di essere ascoltati, moltiplicati per dieci, anzi... per mille! La Coccoloterapia® in acqua calda è un metodo nuovissimo ed originale che unisce contatto con l'acqua, tecniche di respirazione, massaggi, carezze e l'uso del canto armonico. "Si tratta - spiega Paolo Cericola, presidente della Scuola di Respiro di Roma e ideatore del metodo, che ha richiesto 15 anni di esperienza per essere messo a punto - di una terapia molto semplice e dolce, ma allo stesso tempo intensa e profonda: permette infatti di arrivare, a volte già dalla prima seduta, alla causa che determina il malessere o la difficoltà della persona. Una volta che ciò avviene e la causa diventa chiara, l'atteggiamento interiore del coccolato cambia completamente, fino a determinare una guarigione o un benessere immediato".
Ma come si svolge una seduta di Coccoloterapia® in acqua calda (della durata di un'ora circa)? La persona si immerge in una vasca con acqua calda a 36° e poi, abbandonandosi nelle braccia del coccoloterapeuta, comincia a respirare in maniera rilassata e continua. Una volta stabilizzata la respirazione, inizia ad essere cullata e poi massaggiata sempre più in profondità, fino a sciogliere blocchi e tensioni accumulate già da molto tempo. Ma la vera sorpresa arriva nella seconda parte della seduta: il coccolato viene portato sott'acqua (quasi a simboleggiare il ritorno nel grembo materno) e si rilassa, fino a raggiungere stati di consapevolezza sconosciuti. Possono affiorare memorie sommerse (di cui non abbiamo alcun ricordo razionale) legate al momento della nascita o a traumi subiti, o addirittura appartenenti a vite precedenti. Ogni volta che una di queste memorie sommerse diventa chiara, è possibile sciogliere tensioni ataviche, fino ad accedere ad una dimensione di totale rilassatezza, di estasi vera e propria. A questi esercizi vengono accostate le sedute di "Respiro della Memoria®" fuori dall'acqua: Paolo Cericola insegna ad eliminare le pause tra inspirazione ed espirazione, mantenendo un respiro circolare o continuo. È il modo migliore per "ripulirici" da vecchie memorie che condizionano la nostra vita. La maggior parte delle persone (e dei medici) sembra ignorarlo, ma il 70% del sistema di disintossicazione del nostro organismo dipende dal... respiro!!!

Paolo Cericola

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La Riflessologia Plantare è una pratica di massaggio olistico che guarda all'essere umano come la combinazione perfetta tra Spirito,Mente e Corpo. 

Quando la mente non rimane in questa triade armoniosa, il corpo sapientemente invia segnali allo spirito.

Lo spirito sempre attento e premuroso, si attiva dialogando con la mente, che gradualmente si abbandona, facendo rifiorire l'equilibrio.

Possiamo immaginare che l'intero essere umano sia come un villaggio armonioso, dove regna la pace, la salute, la gioia. Paragoniamo lo Spirito al Re del villaggio, la Mente al popolo ed il Corpo all'esercito; qualora venisse a mancare l'armonia per insofferenze del "popolo" nei confronti del "Re", l' "esercito" si troverebbe costretto a lanciare segnali al "popolo". 

L'errore più grossolano è pensare che la disarmonia possa tramutarsi in armonia esclusivamente grazie ad uno di questi 3 fattori/attori.

L'armonia è possibile solo grazie alla piena collaborazione di Corpo, Mente e Spirito e solo tutti e 3 insieme rendono l'essere umano, un Essere Prezioso. 


Medicina Tradizionale Tibetana – Introduzione

La Medicina Tradizionale Tibetana è una scienza ed un arte di antichissime origini. Sebbene siano presenti alcuni punti in comune sia con la Medicina Ayurvedica Indiana che con la Medicina Tradizionale Cinese, la Medicina Tradizionale Tibetana è caratterizzata da una genesi, storia e sviluppo propri, le cui radici affondano nel suggestivo territorio Tibetano, nella cultura autoctona ma soprattutto nello spirito della sua gente.

L'essere umano definisce se stesso sulla base delle relazioni che ha con gli altri e molto spesso quando ciò che arriva dall'esterno, il riscontro che viene dalle esperienze e dal mondo, non è quello che desidera si sente vittima, dando la responsabilità all'altro di ciò che nella propria vita non funziona.

FREE YOGA VILLAGE - tutti i giorni yoga e benessere gratuito 

Alassio Laigueglia - Luglio Agosto 2014 … regaliamo benessere !

Tutti i giorni di luglio ed agosto, per la quarta stagione, si potrà praticare differenti stili yoga gratuitamente,
anche contemporaneamente in diversi orari e location nelle città di Alassio e Laigueglia.

Molti testi tantrici e taoisti parlano del controllo dell’eiaculazione. La prima immagine che ciò suscita solitamente nel lettore è quella di un rubinetto che si chiuda o di un qualche sforzo da fare con il perineo o i genitali per trattenere l’energia. Questo è un grande equivoco: non si tratta né di chiudere con la forza un flusso che avviene naturalmente, né di controllare o trattenere una energia che sa benissimo dove vuole andare, né di bloccare qualcosa che deve uscire, o di fermare, come che sia, un processo che si è già avviato.

 

Quando un uomo e una donna si mettono insieme, non sono più soltanto due persone, ma costituiscono un sistema composto da tre elementi: l’uomo, la donna e la relazione tra loro. Chiunque si sia avventurato, anche superficialmente, nella terapia di coppia o di famiglia, sa che, perché un cambiamento sia duraturo, bisogna considerare ogni singolo membro come il sistema nel suo complesso: il  principio di interazione, le regole del gioco, i canali di comunicazione, l’ordine dell’amore.

Con il passare degli anni, il sistema guadagna sempre più autonomia rispetto all’uomo e alla donna che formano gli altri due vertici del triangolo. Le dinamiche della coppia agiscono quasi fossero entità, descritte con espressioni tipo: “L’amore è diventato solo abitudine”; “Le nostre reazioni sono ormai meccaniche: io dico una cosa e so già cosa risponderà lui”; “Con le altre donne mi sento più libero mentre con mia moglie non riesco a fare diversamente”. Quindi, se viviamo un rapporto di coppia e intendiamo seriamente evolverci (nel senso di una crescita personale e spirituale) dovremo considerare sia il partner che la relazione, altrimenti non andremo lontano e il rapporto entrerà in crisi. Teniamo, inoltre, presente che quando inizieremo a meditare e a giocare con le energie dei chakra, il partner di conseguenza verrà coinvolto. Se condivide il nostro interesse, sarà il nostro migliore alleato, altrimenti (magari inconsapevolmente) ci frenerà e il sistema-coppia andrà in frantumi. Ma attenzione: uomini e donne hanno modi diversi di sostenersi a vicenda. Il pericolo maggiore che possiamo correre durante questa delicata fase consiste nell’interpretare ogni discordanza di opinioni come un freno alla nostra evoluzione, mentre il più delle volte è un alibi, o la proiezione di un ostacolo personale sull’altro, piuttosto che una dinamica energetica.

In generale, comunque, trovare un equilibrio fra le tematiche del secondo e terzo chakra è il presupposto per arrivare a quello stato esistenziale che si chiama amore. Infatti, quando siamo sbilanciati nel secondo e nel terzo vortice energetico, ci ritroviamo sofferenti all’interno di una vita a due che viene caratterizzata da un continuo e apparentemente infinito altalenare di sentimenti. Siamo così presi dalle dinamiche affettive (marcare i nostri confini, ricercare l’intimità, ritrovare l’io all’interno dell’unità con il partner) che “essere noi stessi” ed “essere in relazione” ci possono sembrare due opposti inconciliabili. Se le dinamiche di coppia ruotano principalmente intorno a questi due chakra, il rapporto difficilmente riuscirà appagante e sarà invece fonte di nuovi attriti, discussioni, analisi. Prima o poi, inevitabilmente, qualcosa in noi si stancherà per la mancanza di pace, soddisfazione e amore. Durante l’atto sessuale la fissazione sul secondo e sul terzo chakra raffredderà la relazione: ci sarà eccitazione ma mancherà quell’erotismo che ci coinvolge pienamente. H. Meyer, un terapeuta di coppia, lo esprime così: “Secondo il principio dell’attrazione degli opposti, si incontrano spesso un uomo orientato alla performance e una donna che non sa abbandonarsi. L’incapacità di abbandonarsi deriva dalla convenzione collettiva sul ruolo femminile, secondo la quale vengono sopravvalutati l’amore e l’affetto e vengono considerati impuri o almeno sottovalutati la sessualità e l’erotismo. Secondo le convenzioni riguardanti i sessi, la donna considera l’amore come criterio più importante della relazione, mentre l’uomo considera il sesso più importante, perciò rimangono separati l’uno dall’altro. Benché si attraggano perché complementari, non arrivano all’appagamento. Entrambi vogliono soddisfare soltanto il loro orgoglio convenzionale: l’uomo vuole essere un amante potente e la donna vuole essere un’amante affettuosa. Entrambi, però, dopo aver fatto l’amore si sentono frustrati perché nessuno ha soddisfatto l’aspettativa dell’altro.”

L’atto amoroso soggetto all’influenza di questi due chakra risulta fortemente condizionato da  preconcetti su “come lo fa l’uomo e cosa prova la donna”, che in pratica negano l’accesso all’energia sessuale autentica e lo riducono allo strumento con il quale accedere ai sentimenti nel secondo chakra o definire l’io nel terzo. In mancanza di una radicata presenza nel corpo (perciò nel primo chakra), l’uomo tende a stimolare le sensazioni in sé e nella compagna con la rabbia e l’aggressività del terzo chakra. La logica che determina l’azione è guidata dall’assioma: più frizione = più eccitazione = orgasmo più intenso. La donna a sua volta può cercare di concentrarsi molto sui sentimenti e ad ingrandirli, sommando la propria performance interiore a quella esteriore dell’uomo.

Quando siamo innamorati, invece, il secondo chakra è aperto spontaneamente (anzi spalancato) e questa apertura ci consente di provare un affetto e un desiderio di unione unici: siamo erotizzati dalla testa ai piedi, coinvolti nella danza fra il sesso del primo chakra e la disponibilità verso il partner nel secondo. Questo momento è così prezioso, dice Eva Pierrakos, perché ci indica la strada: “Senza la sua ‘forza d’urto’ molti esseri umani non si aprirebbero mai, e mai si dedicherebbero coscientemente ad abbattere le pareti della loro separazione. La forza dell’eros rappresenta un seme nell’anima e fa in modo che essa impari a desiderare l’unità, spinge l’anima a superare la sua pigrizia e la sua inerzia, ad uscire fuori dal suo guscio protettivo. Tuttavia, il pur forte impatto dell’eros può portare l’anima solo fino a un certo punto. Esso è destinato a dissolversi se la personalità non impara a sviluppare tutte le qualità necessarie per amare veramente. Solo quando vi è vero amore, la forza erotica rimane viva, mentre da sola è destinata ad esaurirsi. Questo, naturalmente, è il problema principale in tutti i matrimoni. Raggiunto tale punto, è la vostra deliberata volontà che deve indurvi a ricercare ulteriormente nell’illimitata profondità dell’altra persona, a svelarvi e a condividere con l’altro la vostra ricerca interiore. Solo facendo questo, potete usare l’eros come ponte per raggiungere il vero amore.”

La completa apertura del secondo chakra ci dà il sapore degli stati d’animo che possiamo aspettarci una volta che anche il quarto si aprirà. Innamorarsi è come un dono che la vita ci offre per dirci “vedi, c’è ancora un’infinità di piacere da scoprire”. Rappresenta la forma di unione più semplice, un invito gratuito offerto per invogliarci a metterci in cammino. Le altre forme d’unione al livello del quarto e del sesto chakra (i cosiddetti “pari femminili” che tendono all’empatia) non sono più gratuite, ma richiedono impegno attivo da parte nostra e pretendono che i chakra dispari si rinforzino e realizzino l’io a uno stato sempre più alto. Il loro compito, infatti, è dare forma ed espressione a ciò che quelli pari raccolgono, sentono e intuiscono. Questo passaggio è obbligatorio per salire in alto. Soltanto un Io affermato, sicuro e deciso può concedersi all’amore, dissolvendosi nell’energia del cuore.

Il secondo chakra crea un ponte che collega al partner l’energia sessuale del primo, per arricchirla di quella qualità sentimentale che poi conduce al legame, mentre il terzo chakra crea un altro ponte che porta la sessualità del primo e il legame emozionale del secondo a una più profonda comprensione nel quarto, dopo essersi cristallizzato in una volontà decisa e in una voglia di confermare e realizzare la propria personalità. Un io consolidato è capace di abbandono innumerevoli volte, sa aprirsi a una nuova unione, collega tutte le parti dell’essere umano e poi permette la relazione con altri esseri umani, senza interferire con la loro vita, scaricargli addosso i propri bisogni, né richiedere qualcosa in cambio.

In questa dinamica riconosciamo un’oscillazione fra due principi (ovvero l’immortale logica tra il pari e il dispari):

·      nel primo chakra proviamo piacere e sicurezza nel corpo;

·      nel secondo chakra entriamo in contatto con l’altro, conosciamo l’erotismo e l’intimità;

·      nel terzo chakra definiamo il nostro io, la forza attiva e la nostra volontà;

·      nel quarto chakra amiamo incondizionatamente;

·      nel quinto chakra esprimiamo gli impulsi interiori in modo autentico;

·      nel sesto chakra ci apriamo all’intuizione e ai messaggi sottili.

Ripercorrendo questa scaletta, notiamo che i chakra dispari rinforzano l’essere, mentre quelli pari ci mettono in contatto con gli altri e con il mondo.

Riuscire a essere intimi (secondo chakra) e percorrere la propria strada (terzo chakra) sono elementi ugualmente importanti per poter amare. Fino a che avremo problemi nel raggiungere l’intimità e vivremo sempre nel carattere, sentendoci continuamente abbandonati, invasi o artificiosi (“come se”), non saremo bilanciati nella nostra pancia e nel nostro baricentro, ovvero: il secondo chakra. Bilanciare il rapporto in questo senso è indispensabile per aprire la strada fra cuore e sesso.

Ma c’è dell’altro: l’innamoramento spesso finisce perché incontra negli innamorati un io ancora troppo debole. La carica erotica iniziale ha aperto la strada, ma non è in grado di mantenerla sgombra in eterno. Il compito successivo, per tenere in vita la relazione, è trovare una stabilità del proprio Io che si traduca in una sensazione a livello dello stomaco e del plesso solare. Questa stabilità rende superfluo chiederci se siamo potenti o no, dominati o dominatori, giudicati o giudici, se esercitiamo un controllo o lo subiamo, se siamo succubi del paragone fra noi stessi e gli altri. Quando questi temi non ingombrano più quotidianamente la relazione, allora l’energia può salire  un altro gradino e toccare il quarto chakra.

Intraprendendo la ricerca per comprendere le dinamiche di coppia e per rinforzare il secondo e il terzo chakra, abbiamo una buona probabilità di attivare il quarto e di proseguire senza ulteriori grandi sforzi, lasciandoci guidare dall’amore. Se invece non compiamo questi passi, con l’affievolirsi dell’erotismo iniziale l’energia complessiva della coppia si appiattirà e ritornerà ai livelli normali, simili a quelli conosciuti prima dell’innamoramento.

Chiaramente il percorso dell’energia non è sempre così lineare dal basso verso l’alto: per alcuni procede in senso opposto; per altri non inizia dal primo chakra, ma dal secondo o dal terzo; pochi cominciano dal quarto per risolvere successivamente i temi del secondo o del terzo; per qualcuno, ma raramente, inizia da chakra ancora più alti.

Le persone che vivono  e si esprimono attraverso i primi tre vortici si dimostrano solide e compiacenti verso se stesse e gli altri. Al contrario, quelle che reprimono i primi tre chakra e vivono in prevalenza nei centri alti, benché intelligenti e originali, sembrano avvolte nell’alone di un sogno e di una realtà illusoria.

Bilanciare le forze e sviluppare il secondo e terzo chakra per agire e sentire sempre di più dalle energie che gli sono proprie, anziché dagli strati esteriori, non è indispensabile solo per amare, ma naturalmente anche per fare buon sesso. Infatti, fino a che siamo poco equilibrati nel secondo centro e usiamo il sesso per tenere incollato il rapporto,  legare il partner a noi o compensare una carenza di intimità, l’energia del primo chakra rimarrà perennemente al servizio delle strategie del secondo e il piacere non potrà svilupparsi liberamente. Quando avremo imparato ad accettare sia la solitudine sia l’intimità, allora potremo assaporare il sesso per quello che è: un’energia forte, piacevolissima, capace di colmare e nutrire il nostro corpo fisico portandoci alle più alte vette dell’essere.

E’ abbastanza diffusa l’opinione che abbracci e carezze siano spesso usati per arrivare al sesso e che questa strumentalizzazione disturbi la relazione. Purtroppo non è altrettanto comune l’opinione contraria, cioè che usare il sesso per ottenere contatto intimo e affetto sia altrettanto nocivo.

Possiamo affermare, in linea generale, che qualsiasi chakra lascia una ferita se viene utilizzato a favore delle strategie di un altro chakra, perché sfrutta un’energia profonda per uno scopo che non gli è proprio: la difesa. Possiamo usare il sesso per sentirci più maschili o femminili; usare l’amore per coinvolgere il partner; i sentimenti per controllarlo; l’intuizione per sedurlo; la conoscenza per manipolarlo; il carisma per evitare intimità. In tutti questi casi stiamo abusando di un’energia che invece dovrebbe essere vissuta per quello che è e, anche se otterremo lo scopo, a lungo andare non faremo che ostacolarci, limitandoci nella crescita.

Più siamo in contatto con l’energia chiara e pulita del chakra, e maggiormente crescerà l’intesa a due, la stima di sé e del partner, la qualità del sesso, arrivando a risvegliare l’amore nel quarto. Questo, a sua volta, ci aiuterà a comprendere meglio i primi vortici, a essere più sinceri, accettandoci, pur con tutte le difficoltà che abbiamo a livello di sessualità, intimità e stima.

Citato da: Elmar e Michaela Zadra, ©Tantra per due – Una guida alla felicità della coppia,  Bestseller Mondadori 19° edizione, p. 307

Per sapere di più: www.maithuna.it

Molti chiamano il tantra “un modo femminile di fare l’amore”. In sanscrito “tantra” significa “metodo per ampliare la consapevolezza”. Tutte e due le definizioni hanno il loro pregio, ma la seconda dà  senso alla prima. Anche se praticando le tecniche tantriche diventiamo dei migliori amanti, questo non è l’obiettivo principale, ma, piuttosto, un piacevole effetto collaterale.

Il tantra nacque intorno al  2000 a.C. nella valle dell’Indù fra gli Harappei, un popolo di matrice matriarcale, che avevano una vera e propria cultura del piacere: il lussuoso letto della padrona di casa stava nel salotto ed era lì che la donna festeggiava l’atto amoroso con l’uomo che aveva scelto. Il rapporto con la sessualità era molto cosciente, rilassato, naturale e fare l’amore era un atto sacro. Nei secoli successivi, carichi di repressione sessuale, il tantra sopravvisse in alcuni ashram indiani segreti e in alcune linee del buddhismo tibetano. Arrivato in occidente circa 10 anni fa, trovò un terreno culturale fertile che era arato dalla rivoluzione sessuale e concimato dall’emancipazione della donna. Oggi riscontra sempre più interesse proprio perché unisce in un’unica pratica i tre desideri umani più profondi: quello di fare sesso, quello di amare e quello di essere veramente se stessi.

La via tantrica comprende 3 passaggi:

1.   Liberare la propria energia sessuale. Non in senso di sesso sfrenato, ma in senso affettivo: sentirsi a proprio agio, ricollegare cuore e sesso, rilassarsi nell’atto amoroso e goderselo fino in fondo, distanziarsi dai tanti ideali che si ha in testa (il supermaschio, la donna sempre bella), ritrovare il piacere nel tempio del proprio corpo, coltivare una comunicazione intima col partner, abbandonarsi alle sensazioni più intime e condividerle in due. Dopo aver guardato in faccia i propri mostri interiori, dopo essersi ricollegati con l’energia cruda del primo chakra, tutto questo non rimane più un sogno, ma diventa molto concreto: iniziamo ad accettarci  per quello che siamo, con le paure, con la follia, i sentimenti, i desideri e bisogni più intimi e profondi.

2.   Aumentare il piacere: molti faticano con la meditazione, non perché sia una prassi che viene dall’oriente o perché non sono abbastanza disciplinati, ma perché non sopportano il piacere che ne deriva. Siamo tutti abituati a un certo limite di piacere e appena lo superiamo, inconsciamente mettiamo in atto delle strategie per ridurlo di nuovo: Per questo anche il periodo di innamoramento prima o poi finisce, non sopportiamo di essere così aperti, amorevoli e vulnerabili. Nel tantra invece ricostruiamo proprio lo stato innamorato, perché è lo stato che fa da trampolino per andare in estasi, è la chiave che più di qualsiasi pratica ascetica ci apre la porta al divino che ognuno contiene in sé.

Rivediamo la sessualità sotto una nuova ottica: possiamo riconoscere che quello che chiamiamo “sesso” è soltanto un 10% di quello che il sesso può essere, notiamo che, da buoni autodidatti (e in materia di sesso siamo tutti degli autodidatti), abbiamo una visione molto limitata del piacere. Ora siamo pronti a sperimentare gli aspetti più fini e più sottili della sessualità, a viverla in un modo più sereno e più interiore, a provare altre forme di orgasmo oltre a quella che conosciamo, a portare l’energia sessuale (la kundalini) nei chakra superiori, a scambiarci delle energie tra uomo e donna che neanche sapevamo di avere.

3.   Il prossimo passo dall’orgasmo ci porta all’estasi. Qui non si tratta affatto di trasformare il sesso in “qualcosa di più puro o più spirituale”, come viene chiamato da una moderna corrente di repressione sessuale nella veste new age, ma di ampliare l’orgasmo nel vero e proprio senso. Estasi non è altro che un orgasmo più grande, un orgasmo che ci coinvolge pienamente, che pervade tutto il corpo, la mente e il corpo energetico per portarci al nostro centro, alla vacuità, alla piena consapevolezza, alla grande beatitudine. Quando l’uomo sperimenta la parte femminile in sé e la donna la parte maschile in sé, può avvenire il cosiddetto matrimonio interiore che ci prepara ad incontrare noi stessi e il partner senza filtri, senza maschere, senza limiti e ad amarsi in quello spazio meditativo, dove uomo e donna si aiutano a vicenda a salire la scaletta dei chakra per unirsi nell’oceano dell’orgasmo estatico e fanno l’amore per ore.......

Nella pratica tantrica si vive la sessualità in modo più interiore, si combinano sesso, amore e meditazione, si rivolge il faro della consapevolezza verso l’interno e non verso l’esterno, si scende nella profondità della propria anima, si viaggia nei territori della psiche umana, dove la donna solitamente ha più dimestichezza. Perciò è la donna che assume la guida nell’atto tantrico: guida i tempi, i ritmi, la velocità, le pause..... La donna apre il suo corpo e l’uomo la penetra corporeamente, l’uomo apre il suo cuore e la donna lo penetra con il suo amore. Ognuno si apre completamente all’energia dell’altro e si lascia impregnare fino ad essere strapieno, fino ad arrivare ai limiti del proprio sistema corpo-mente e a scoprire ciò che lo aspetta al di là della coscienza ordinaria.

Elmar e Michaela Zadra

Istituto Maithuna, www.maithuna.it

Molti si chiedono: cos’è veramente l’amore? Come riesco a distinguerlo da altri sentimenti di affetto? Sappiamo che possiamo trovarlo nel cuore, al centro del quarto chakra. Eppure, molti quando l’incontrano per la prima volta si chiedono: dove è?

L’energia del cuore non ha infatti alcuna sfumatura sentimentale e ignora le frasi romantiche come “Senza di te non posso vivere”, “tu sei il mio amore” o ” voglio fondermi con te”, appartenenti al secondo chakra. L’amore non è emozione e segue dei ritmi completamente diversi: le emozioni vanno e vengono , sono soggette alle situazioni, sono influenzabili, hanno degli alti e bassi; l’amore è costante, è un sintonizzarsi con se stessi. Le emozioni legate all’innamoramento passano, mentre l’amore resta.

Come scrive Bernhard Mack, un famoso terapeuta di coppia, “sia la saggezza che i sentimenti approfondiscono l’amore e le sensazioni piacevoli aiutano a rimanere nello spazio interiore dell’amore, ma non devono essere confusi con l’amore. Amare è un processo che si può imparare. Molte persone hanno bisogno di affidarsi per lunghi periodi ai sentimenti, di organizzare la loro vita secondo i propri sentimenti, di lasciarsi trascinare di qua e di là dalle emozioni, di innamorarsi e di dis-innamorarsi nelle vicissitudini patetiche, di cambiare spesso partner, di crearsi un grande caos di diverse relazioni, di separazioni, di ri-innamoramenti, di riconciliazioni e di drammi amorosi. Molte persone hanno bisogno di questi periodi drammatici, di alti e bassi, per poter arrivare a una saggezza interiore” capace di creare quel polo fermo nel loro petto che riesce ad abbracciare simultaneamente tutte le diverse emozioni, prima vissute soltanto una dopo l’altra.

L’amore non dipende quindi dal partner, ma dal nostro centro. E’ uno spazio al centro del nostro petto che permette ai pensieri e ai sentimenti di entrare e di uscire incondizionatamente, accetta tutti i moti interiori senza giudizio, non ci paragona con gli altri e non confronta i nostri comportamenti con i nostri ideali. Lama Yesce, il nostro primo maestro tantrico, parla dell’amore come “uno stato mentale infuso di chiarezza, di semplicità e tolleranza, dotato di serena saggezza e di profonda compassione. Consiste nell’aprire totalmente il nostro cuore, mantenendolo tale il più possibile.”

L’energia del cuore accoglie e accetta anche tutte le altre energie, non conosce le parole “buono e cattivo”, è un’energia piuttosto fresca, non focosa, priva di passioni o antipatie, di pro e contro, è neutrale; con la sua imparzialità distaccata riesce a comprendere tutti gli opposti, accetta senza condizioni e accoglie anche il partner senza critiche o pretese. L’amore vibra con le emozioni, ma senza lasciarsi coinvolgere. L’amore ha la capacità di amare la realtà così come è, di conoscere tutti i difetti di un partner e di continuare ad amarlo. Considerando il partner nella sua interezza, l’amore diventa una forza incredibile. Indicare nel cuore la sua sede non è una metafora, quello è il reale spazio fisico nel quale proviamo amore, sentimento che si traduce con la sensazione di essere completi e colmi, in pace con noi stessi, accoglienti e vasti, in grado di comprendere ciò che viene da dentro e ciò che arriva dal mondo. L’amore si rivolge al proprio essere nella stessa misura in cui si rivolge agli altri. Chi afferma di amare gli altri più di se stesso in realtà non ama: insegue un’idea. Se amiamo non saremo mai vittime o martiri, ma semplicemente felici e lo comunicheremo attraverso un’espressione felice che significa “voglio bene a me stesso”. L’amore non conosce altruismo come non conosce egoismo, perchè accetta ad entrambi.

L’amore ha un ampio respiro, in senso metaforico come in senso reale. Un chakra del cuore aperto si manifesta esattamente con una sensazione di apertura nel petto, un libero fluire del respiro che attraversa il torace con il suo movimento ritmico e si ripercuote negli altri chakra, sia alti che bassi. Per questa ragione i buddisti meditano sul respiro: oltre a rendere la mente più equilibrata e concentrata, ci riporta al nostro chakra centrale, dandoci un’incredibile stabilità interiore. Collegare i nostri pensieri, sentimenti e sensazioni mutevoli alla continuità del respiro è forse la strada maestra per nutrire e aprire l’energia del cuore. Questo ci porterà a una comprensione delle cose che non proviene dall’intelletto, ma dall’intuizione, e deriva direttamente dalle esperienze vissute con intensità.

Il chakra del cuore è collocato esattamente nel mezzo, degli altri sette, mette in contatto i tre chakra personali inferiori con quelli spirituali superiori. Quando siamo collegati con il cuore, non riusciamo a giudicare ciò che è spirituale meglio di ciò che è fisico: entrambi hanno il proprio posto nell’universo e insieme formano l’essere umano. 

Ma amore non è qualcosa che possiamo aspettarci di ricevere. Finché non ci collegheremo con l’energia del nostro cuore, non saremo in grado di accorgerci se qualcuno ci ama. Come nella sessualità, anche rispetto all’amore abbiamo un limite di sopportabilità e a volte, quando ci innamoriamo di una persona, inconsciamente usiamo qualche strategia del secondo o del terzo chakra per uscirne. La ragione di questo comportamento è che non siamo abituati a tanto amore: dobbiamo imparare ad aprire il nostro cuore passo per passo.

Amare presuppone aprirsi nella mente, il che significa smettere di determinare la nostra vita con il pensiero e consiste nel permetterci di cogliere attraverso una “testa larga” quegli stimoli sottili che vengono dai chakra superiori. Quando siamo “nel cuore”, i pensieri diventano silenziosi e formano un vuoto all’interno del quale può sorgere un’altra potenzialità nella nostra mente: l’intuizione che vede e comprende in modo istantaneo e in un’ottica più ampia. Amare presuppone anche di renderci attivi emotivamente, senza trattenere le emozioni per paura, vergogna, perché pensiamo che non siano adeguate o accettabili. Anzi, richiede proprio di liberare la pressione nella nostra pancia (secondo chakra), esprimendo e regalando le emozioni. In questo modo diamo nutrimento al corpo fisico  e i tre chakra inferiori. Per amare bisogna avere dei chakra inferiori forti, sentirsi a proprio agio nel corpo, nel proprio io, nei sentimenti e nei rapporti con gli altri. Viceversa, l’amore non trova un appoggio dal quale espandersi.

Prima di poter aprire il cuore, dovremo esserci creati un Io forte che non si senta dipendente, cioè un Io maturo e non infantile, sempre bisognoso di qualcosa e di qualcuno. Accettare gli altri va di pari passo con l’accettare se stessi, stare bene con gli altri è più facile per chi sa stare bene anche da solo; essere intimi all’interno della coppia è qualcosa di molto simile all’essere soli: in entrambi gli stati diventiamo intensi e veniamo inevitabilmente sollecitati da ciò che in noi richiede ancora attenzione, dedizione, impegno o accettazione. L’amore è la cornice della consapevolezza, all’interno della quale la nostra solitudine può trasformarsi in un profondo “stare bene con se stessi” che, una volta che conosciuto, può essere anche condiviso, senza entrare in ansia. Ma il nostro cuore, così come quello del partner, si aprirà soltanto se sarà libero. Non sopporta infatti  pressioni o ricatti di alcun tipo, perciò la frase “Dovresti amare.....” è semplicemente assurda: dovere e amare sono concetti che si escludono a vicenda. Arrivare all’energia del cuore significa abbandonarsi a se stessi,  saltare verso l’interno, e non può mai essere frutto di un’imposizione. Solo così dare e ricevere diventano azioni autentiche, senza attaccamenti o rimorsi.

Nel buddismo la strada verso il cuore viene chiamata “la via del bodhisattva”. Non è possibile  arrivarci senza impegno e senza sforzi: richiede continue attività pratiche e meditazioni guidate dal desiderio di  realizzare l’amore nel proprio corpo e nella propria mente, oltre a presupporre che ci lasciamo toccare profondamente dalle emozioni e comprensioni nostre e degli altri. Il rapporto di coppia è un’ottima occasione per percorrere questa strada e diventare così persone sempre più colme di amore.

L’amore non cade dal cielo come l’innamoramento o l’attrazione, né si può ottenere con la volontà o con lo studio. Richiede invece il dedicarsi con passione a noi stessi, alla nostra vita interiore, permettendo a tutti gli avvenimenti importanti di collegarsi al nostro centro, in uno spazio interiore che li comprende nella loro interezza.

Il prossimo esercizio, l’abbraccio del cuore, può essere d’aiuto in quest’ottica. Anche se è semplice, provandolo vedrete che porta in sé la potenzialità di creare amore e intimità, instaurando un legame profondo con l’amato.

Chi ha bevuto una volta questo nettare, rimarrà assetato finché non ritornerà di nuovo alla fonte:

Prendetevi cinque minuti per un abbraccio: rimanete entrambi in piedi per mantenere il flusso energetico dal basso verso il cuore, e abbracciatevi in modo tale da essere in contatto totalmente, dai piedi alla testa. Respirate con consapevolezza e dirigete l’attenzione della mente alle sensazioni corporee e alle emozioni: senza usare le parole. Ripetete questo abbraccio ogni giorno,  per esempio la mattina prima di andare al lavoro. Restate con l’attenzione concentrata sul corpo, in modo da percepire anche le piccole sensazioni, i piccoli spostamenti di energia, o i movimenti nella forma dell’aura.

Cosa senti? Quali parti del corpo e quali chakra sono aperti verso il partner? Quali invece sono chiusi? Dove non senti niente? Dove fluisce qualcosa? Ti senti nutrito, soffocato o liberato? Cosa eviti e cosa ottieni attraverso le tue strategie di difesa (per esempio: parlare, tossire, muoverti, ridere, trattenere il respiro)?

Se hai la sensazione che non accada nulla, lascia fluire questo nulla nel corpo e ciò che provi per esso. Ripeti l’esercizio per un mese, aumentando gradualmente la durate dell’abbraccio (fino a dieci minuti). Se nasce un desiderio sessuale, restate ugualmente abbracciati: separate il sesso da questo rituale. Chiudetelo con un saluto o una parola (volendo, potremo condividere la nostra esperienza con il partner raccontandogliela).

Può darsi che inizialmente ci saranno dei momenti in cui non sentirete nulla e vi chiederete: “Ma che senso ha? Lasciamo perdere!”. E’ importante invece non smettere, ma osservare questi pensieri e continuare l’esercizio, focalizzando l’attenzione sul respiro e sulle sensazioni corporee. Quando andate a contattare il vostro cuore, la prima cosa che spesso incontrate è un grande vuoto, la noia, il niente. Non trovate nemmeno un dolore o un problema ai quali aggrapparvi con la mente: questo è difficile da sopportare.

Vi può anche accadere di sentirvi completi in voi stessi e, come per miracolo, di annullare i confini col partner, nonostante vi resti la chiara percezione dei vostri limiti: vi siete uniti energeticamente. Si è ripetuto lo stesso fenomeno che avviene quando vi innamorate, ma questa volta in forma più consapevole, anche se meno coinvolgente. E’ meraviglioso però sapere che, volendo, potete riassaporarlo tutti i giorni grazie ad un semplice abbraccio. Dopo averlo praticato per uno o due mesi, potete inserirlo anche nei giochi erotici: per esempio, come inizio prima di passare alle carezze e ai baci. In questo modo un rito amoroso potrà diventare una meditazione a due. 

            Sentiamo Claudia di Bologna: “Abbiamo praticato l’abbraccio per più di un mese ed è diventato il rituale più bello. Ci ha regalato una solida intesa e ha arricchito il nostro rapporto di momenti dolcissimi. In più, mi fa iniziare la giornata in una maniera diversa. Sentendomi più piena, noto che riesco a sbrigare le mie faccende con più serenità.”

Carlo, suo marito: “Quando Claudia mi ha parlato per la prima volta dell’idea dell’abbraccio ho pensato: “Ecco una delle sue tante idee sciocche”. Lo facevo per accontentarla, e così non ho avvertito subito la differenza che provocava nel mio sentirmi. Soltanto dopo una settimana di noia ho cominciato veramente a porre attenzione al respiro e a cogliere ciò che provavo nel corpo. Per strada, andando in ufficio, mi sono accorto di sentirmi più leggero del solito. Questo fatto mi ha stupito, ma vedendo Claudia così contenta ho deciso di continuare l’abbraccio per un altro mese. Il nostro rapporto è diventato più caloroso, si è creato un legame invisibile che ci dà una certa fiducia e tranquillità.”

 

Citato da: Elmar e Michaela Zadra, ©Tantra per due – Una guida alla felicità della coppia, Bestseller Mondadori 1999, p. 278

Per sapere di più: www.maithuna.it

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